La
storia del costume ci conferma come già dai tempi antichi
l’abito da sposa aveva un’importanza rilevante, poiché
rappresentava il potere economico e il prestigio della
futura consorte.
Per i romani e i greci il colore bianco era espressione di
gioia e veniva indossato per ogni celebrazione compresa i
matrimoni, dove la sposa, portava una tunica, ricevuta in
dono dai genitori, fermata da un nodo di Ercole che poteva
essere sciolto soltanto dallo sposo.
Poi, alla fine del XII secolo il lusso sfrenato porta le
spose ad indossare abiti d’oro con ricami.
Durante il Medio Evo il colore bianco diventa simbolo di
purezza e castità, ideale quindi per esaltare il candore
delle spose.
Il primo abito bianco da sposa che si documenta è quello
della principessa Filippa di Inghilterra nel 1406.
Con la Rivoluzione Francese, Giuseppina Bonaparte lancia
la linea definita Impero per la particolarità del bustino
a vita alta da cui scende giù la morbida gonna.
Da allora l’abito da sposa divenne sempre più importante,
grazie anche alla Regina Vittoria che lancia uno stile
nuovo, quello Vittoriano: vita stretta con corpetto
aderente e gonna ampia con strascico.
Con l’arrivo della guerra, la moda subì una fase
discendente che portò le spose ad un'essenzialità nei
costumi: le gonne si accorciano e si eliminano tutti gli
elementi decorativi dell’abito (Coco Chanel)
Dopo la guerra nel 1949 nasce la Moda Italiana.
Il primo capo del Made in Italy è indossato da Linda
Christian.
La storia ci racconta anche di abiti esemplari come quelli
di Grace Kelly e di Audrey Hepburn.
Il grande matrimonio in bianco tornava di moda e nessuna
spesa era eccessiva.
Negli anni ’90 si abbandonano ancora gli eccessi e si
predilige un abito da sposa semplice con particolari presi
a prestito dal passato in sintonia, però, con un presente
moderno e con un look ben preciso.a
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